Laura Valenti su Mondo Padano: "SITUAZIONE SCUOLE, DOMINA LA CONFUSIONE.”

Posted: 26 Febbraio 2021
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Laura Valenti, segretario generale Flc Cgil, interviene sulla situazione della scuola

Domina la confusione

«La caduta del Governo Conte ha lasciato in sospeso numerosissime e gravi problematiche. E’ necessario un aggiornamento dei protocolli di sicurezza»

di Mauro Taino

Laura Valenti, Segretario Generale Flc Cgil Cremona, fa il punto sul mondo della scuola, pesantemente toccato dall’emergenza sanitaria.

Quanto ha inciso il cambio di Governo sul mondo della scuola?

«Inutile nascondere che la caduta del governo Conte ha lasciato in sospeso numerosissime e gravi problematiche legate al mondo della scuola, che a tutti i livelli, per questo e altri motivi, sta vivendo un momento drammatico e di grande confusione. A confermare lo stato di precarietà dirigenziale in cui ci troviamo basterebbe citare il fatto che che nel giro di due anni abbiamo assistito al quarto avvicendamento al vertice del Ministero della Pubblica Istruzione: questi continui cambi hanno inevitabilmente creato enormi problemi a livello di confronto e contrattazione, ritardi ed errori di pianificazione aggravati da una inspiegabile rigidità della ormai “ex” Amministrazione che si è mostrata poco o per nulla disposta al dialogo con le parti sociali».

Com’è la situazione attualmente?

«Ormai siamo al giro di boa di questo strano anno scolastico, e siamo convinti che sin da ora sia necessario mettersi al tavolo per evitare i grossolani errori del passato. Abbiamo seguito con attenzione le prime parole pronunciate dal neo presidente del Consiglio Draghi, da una parte anche apprezzabili visto che ha riservato al mondo dell’educazione un posto centrale nel programma di ripartenza del Paese. Tuttavia, a noi interessano i contenuti, ovvero come verranno affrontati i nodi centrali e i problemi ormai atavici della scuola: il precariato dilagante, il problema dei contagi e trasporti, le questioni relative al calendario scolastico. Finora tutto questo è stato solo accennato, più che discusso, e in un modo a nostro avviso inadeguato: il discorso politico si sta nuovamente avvitando sulla vuota retorica del “tempo perso”, della scuola “luogo più sicuro”, degli “insegnanti che non lavorano”, cioè su inutili e dannose generalizzazioni a fronte di una realtà che parla chiaro: nella nostra provincia, per fare un esempio, da settembre il personale della scuola dell’infanzia, della primaria, delle scuole medie (a parte alcune classi nel mese trascorso in zona rossa) ha sempre svolto il proprio lavoro in presenza, e alle superiori, negli istituti professionali ad esempio, i laboratori sono sempre rimasti aperti; inoltre, chi insegnava a distanza non ha fatto certo mancare il proprio contributo, collegandosi spesso dalla propria sede scolastica per permettere a gruppi di alunni che ne avessero fatto richiesta di frequentare in presenza. Che senso ha dunque generalizzare sul recupero degli apprendimenti, quando sappiamo che se il problema esiste, evidentemente non è uguale in tutte le scuole d’Italia?».

E sul fronte sicurezza?

«A dispetto della retorica della scuola “luogo più sicuro” e di un rientro in massa che tutti noi auspichiamo, ma in totale sicurezza, non possiamo nascondere il fatto che a fine ottobre, è saltato il tracciamento del virus all’interno degli istituti. Per questo speriamo che, dopo il disastroso avvio e il rientro graduale delle superiori di questi giorni, venga presto affrontato il tema dell’aggiornamento dei protocolli di sicurezza che contempli anche un programma di screening periodico della popolazione scolastica e una implementazione della campagna vaccinale».

Com’è stato gestito il cosiddetto “personale Covid”?

«E’ un’altra gravosa questione su cui il nuovo ministro dovrà “rendere conto”. La gestione dell’organico aggiuntivo, cosiddetto “COVID”, è stata da parte dell’amministrazione assolutamente disastrosa con inqualificabili ritardi nei pagamenti che hanno visto lavoratori ricevere a gennaio lo stipendio di ottobre, dovendo così far fronte a enormi difficoltà per fronteggiare tutte le spese di vita e di spostamento.

L’organico aggiuntivo è stato peraltro utilissimo per garantire la gestione di classi numerose o, ad esempio, nel caso dei collaboratori scolastici, per sanificare gli ambienti, ma è obbligatorio ripensare profondamente questa impostazione perché questi lavoratori hanno diritto a ricevere uno stipendio regolare ed equiparato ai colleghi».

Sempre attuale è anche il tema legato a precari e concorsi.

«Si parla poi, tema da sempre ricorrente, di iniziare il nuovo anno scolastico con tutti i docenti in cattedra e questo va benissimo, ma chi ne parla non sottovaluti che per fare questo si deve innanzitutto progettare un efficace piano di stabilizzazione dei lavoratori precari. Per intenderci, sono ormai oltre 220.000 le cattedre vacanti sul territorio italiano e gran parte al Nord, proprio nella nostra regione. Parliamo di cattedre occupate da supplenti che lavorano spesso nella stessa scuola a volte anche da una decina d’anni e per i quali chiediamo da tempo, inascoltati, un efficace piano di stabilizzazione. Gli irrigidimenti del precedente ministro rispetto alle nostre richieste, accompagnati da vuote promesse, hanno per ora portato allo svolgimento, a singhiozzo, delle prove di un concorso straordinario dalla platea di aspiranti assai limitata, senza contare che le prove svolte in piena pandemia avranno uno strascico di ricorsi da parte di chi si è visto escludere per essersi ammalato o essere stato collocato in isolamento. Insomma, l’ennesimo flop che nella migliore delle ipotesi stabilizzerà una minima parte del personale necessario a far ripartire la scuola il prossimo anno nonostante le certezze che le famiglie, gli studenti e i lavoratori richiedono da anni».

Quali sono le prossime sfide da affrontare?

«Vanno citate due questioni: il rinnovo del contratto scuola che purtroppo vede stanziate risorse largamente insufficienti e una valutazione sulla questione dei fondi del Recovery Plan che dovrebbero vedere tra i beneficiari, stando anche alle prime dichiarazioni del premier, la scuola. In attesa di leggere il piano ufficiale del governo, auspichiamo che davvero vengano fatti investimenti seri nelle infrastrutture, nelle tecnologie ma soprattutto nel personale perché, ad esempio, tutti sappiamo benissimo che le classi piccole funzionano meglio, ancor più in tempo di Covid, ma per poter risolvere appunto il problema delle classi “pollaio” è inevitabile aumentare l’organico e questo implica un serio investimento nel campo delle assunzioni di personale stabile. Attendendo l’insediamento del nuovo ministro, confidiamo in un confronto più proficuo e in una migliore capacità di ascolto delle nostre idee e dei nostri progetti che hanno il grosso vantaggio, prima di essere proposti, di essere stati pensati e condivisi dall’interno e dal basso insieme al personale scolastico che rappresentiamo».

 

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