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Enrico Fogliazza "Kiro" (22 marzo 1920 - 18 febbraio 2013)

Vogliamo ricordarlo così, tra lavoratori e lavoratrici della terra

Il saluto di Mimmo Palmieri, segretario provinciale della Cgil

Kiro Fogliazza partigiano, Enrico Fogliazza sindacalista, onorevole Enrico Fogliazza parlamentare, uomo politico.
Ma possiamo dire, più semplicemente, un uomo “attivo nel Movimento”.
Erano anni, quelli che hanno forgiato il Kiro combattente, di una straordinaria unità di lotta su tutti i fronti per avverare le migliori aspirazioni di milioni di diseredati: la lotta partigiana era lotta antifascista, dunque era lotta di liberazione militare e insieme lotta di liberazione e di emancipazione sociale, da proseguire, scesi dalle montagne, nelle battaglie politiche e sindacali unite da ideali e intenti condivisi.

La nuova linfa del Movimento, dopo la Liberazione, era proprio l’energia della consapevolezza acquisita, in circostanze talvolta anche tragiche, dei resistenti, dei partigiani: partigiani, appunto, coloro che “prendevano parte” e “si schieravano” dalla parte dei perdenti di una millenaria storia, per trasformali in vincitori, “da sudditi a liberi cittadini”.
Kiro Fogliazza aveva partecipato al congresso nazionale della Cgil, nel 1947, più che da “sindacalista”, da attivo combattente dell’Anpi che in quegl’anni dell’immediato dopoguerra fu protagonista della ricostruzione e delle prime azioni sociali e politiche per alleviare le conseguenze della guerra. Da quel congresso Fogliazza torna con la decisione presa: abbandona l’impiego alla Banca Popolare e inizia il lavoro sindacale. Una scelta drastica, in quegli anni di grande euforia ma anche di incertezze, seconda soltanto alla scelta della montagna.
Diventa presto segretario resposabile della Confederterra e poi della Federbraccianti; e sin dal 1947 fino alla sua elezione in Parlamento, nel 1953, fa parte della Segreteria della Camera del lavoro.
Quello alla guida dei lavoratori della terra è incarico di una responsabilità immensa. Le leggi fasciste hanno spazzato via le conquiste dei tribolati primi decenni del movimento sindacale. Il mondo della cascina, che ha sacrificato così tanti giovani vite nella lotta di Liberazione, attende risposte immediate alla sua domanda di “pane e dignità”.
E risposte avrà proprio con la guida di giovani attivisti che hanno potuto sperimentare la grandiosa e generosa solidarietà proprio da parte di diseredati di altre terre – e di valli e di montagne – durante la lotta partigiana.
Kiro Fogliazza è alla guida dell’organizzazione dei “Comitati Terra”; e chi meglio di lui poteva pronunciare con credibilità la parola d’ordine “Terra non guerra!”
È alla guida dei grandi scioperi, tra il 1947 e il 1949, che videro le prime conquiste ma anche altri morti – “martiri della terra” – ammazzati per mano spesso impunita e mai per una colpa che non fosse quella della rivendicazione di diritti e di una vita dignitosa.
Kiro Fogliazza è alla guida dei braccianti che con le lotte posero le fondamenta di una nuova civiltà: combattere per la giusta causa nelle disdette dei braccianti non era soltanto una “miglioria contrattuale” ma lo scardinamento di un soppruso che avviliva i lavoratori della terra facendoli vivere nel ricatto e poi facendo loro perdere insieme al lavoro anche la casa, la dignità.
Le battaglie per l’imponibile di mano d’opera – ovvero per l’occupazione –, per la conquista e la lavorazione, spesso in forma cooperativa, delle terre demaniali, per le case sane, per la difesa di cittadini – sindacalisti e attivisti – incarcerati e processati con pretesti, e di altri licenziati e sfrattati, erano battaglie sindacali ma, insieme, anche la messa in opera di quel grandioso progetto di un’Italia nuova che è scritto nella Carta Costituzionale.
È tangilbile e attuale il lascito della sua battaglia per la casa ai braccianti, racchiuso ancora oggi in un articolo del Contratto provinciale di Cremona per gli operai agricoli, che all’art. 34 recita: “Ad ogni lavoratore capo famiglia sono assegnati in godimento la casa di abitazione, il rustico, il porcile, il pollaio ed un orto di mq 175. La casa di abitazione deve essere nelle condizioni di abitabilità previste dai regolamenti igienico-sanitari e sufficiente alla famiglia del lavoratore”.
È stato poco il tempo che il compagno Kiro ha vissuto da dirigente della Cgil, ma incommensurabile era e rimane il valore di quegli anni, di quelle lotte, di quelle conquiste.
Siamo figli di quella Cgil della ricostruzione, e ne siamo orgogliosi. Grazie, Kiro.