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Teresa Noce:

8 marzo nei campi della morte

Nell'immagine: Teresa Noce a Gussola - 11 dicembre 1950

Marzo 1945 - Il soffio primaverile pareva portasse con sé anche il soffio della libertà nel mondo. Dall’Oriente all’Occidente città, province, regioni dei differenti paesi di Europa venivano liberate una dopo l’altra. Malgrado le S.S., malgrado le alte mura coronate di filo spinato elettrificato, malgrado catenacci, poliziotti e cani lupo, questo soffio primaverile della libertà avanzante penetrava anche nei campi della morte, in Germania. E risvegliava, ravvivava la speranza nel cuore delle deportate politiche di tutti i paesi, delle donne patriote che pagavano tutti i giorni, con le torture e la morte, il loro attaccamento alla causa della libertà e della indipendenza dei popoli.

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8 marzo, giornata internazionale delle donne - 8 marzo 1945, giornata internazionale di tutte le donne che nel mondo lottavano, combattevano, soffrivano per la pace e per la libertà: dalle operaie di Torino e di Milano che scioperavano, che protestavano contro nazisti e repubblichini alle partigiane che in montagna combattevano nelle file dei Volontari della Libertà; dalle martiri dei campi di Bolzano a quelle che languivano nelle carceri e nei campi della morte in Germania; dalle mamme di partigiani massacrati alle giovani dei Gap e delle Sap...

Dappertutto, in tutto il mondo, le donne si sentivano, quel giorno, più unite che mai per la lotta. Dappertutto, in tutto il mondo, le donne manifestavano, in un modo o nell’altro, la loro solidarietà, la loro unità, la loro decisione.

Ed anche nei campi della morte si decise di manifestare, l’8 marzo 1945...

In che modo?

Nel campo della morte di Holleischein, quelle larve umane, quei cadaveri viventi che erano diventate le deportate politiche, erano costrette a lavorare 84 ore per settimana in officina, nelle foreste, nei fossati, nei terrapieni. Tutti i giorni parecchie di esse cadevano, per la fatica e per la fame, sulla strada e sul lavoro e né i colpi di bastone né i cani lanciati contro di esse riuscivano a farle rialzare. Portate via dalle loro compagne finivano a cimitero...

Nei famigerati “blocchi” in cui erano rinchiuse quando non lavoravano, e per riposare poche ore sui giacigli, al freddo ed al buio, erano pure continuamente sorvegliate da S.S. e bastonate sotto ogni pretesto e senza nessun pretesto.

Come manifestare per la giornata dell’8 marzo in queste condizioni?

Pareva cosa impossibile: ma alle donne che avevano affrontato torture e morte, niente era impossibile. E manifestarono.

Venne fatta circolare la voce: la sera dell’8 marzo si sarebbe tenuta nel blocco n. 3 una “Conferenza pubblica” dal titolo: “Le donne nella lotta per la libertà attra attraverso i secoli (da Santa Genoveffa alle patriote antifasciste)”.

Tutte quelle che poterono sfuggire al lavoro, arrischiando bastonate e celle di rigore, rimasero al blocco assieme a quelle del turno di riposo. Molte deportate degli altri blocchi si fecero rinchiudere al n. 3. E, all’ora fissata, nel buio, da uno dei giacigli si levò una voce - debole e stanca perché anche “l’oratrice” era ridotta un cadavere vivente ed il fiato le bastava appena per respirare - e la conferenza sull’8 marzo cominciò.

 “Da Santa Genoveffa, patrona di Parigi, alle patriote antifasciste” passando per Giovanna d’Arco, le donne della Rivoluzione francese, del Risorgimento italiano, della Comune di Parigi per giungere alle donne della Rivoluzione d’Ottobre, della guerra di Spagna, della guerra partigiana di liberazione... Da Luisa Michel ad Anita Garibaldi, dalla moglie di Lenin alla Passionaria. Storia ed eroismo, martirio e sacrificio di donne che incarnavano il popolo che rappresentavano e per cui lottavano.

Pochi applausi - le S.S. non dovevano sentire - ma molte lacrime accolsero la fine della “conferenza”. Lacrime di commozione e di fierezza, ma anche di speranza: speranza nella liberazione, nella vittoria che non poteva mancare, grazie anche all’azione, al sacrificio delle donne!

8 marzo 1945 ...