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Flaminio
Strazza (1811-1871, figlio di Francesco e Dall’Asta Rachele),
originario di Inverigo, provincia di Como, industriale e imprenditore,
marito di Vilmara Maria (1820-1866) - indicata di
condizione agiata - venne a Casalbuttano nel 1863 assieme alle
sorelle Flaminia (1818-1871), Rachele (1812-1874). |
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Alla
Camera di Commercio sono indicati come merciaiuoli. Dei
figli, Eugenio, sposato a una Rizzoli Teresa, muore giovanissimo
(1844-1879) a poca distanza di tempo dai suoi tre figli, Oliviero
(1868-1872), Marcella Delfina (1869-1874) e Giuseppina (1876-1878). Sarà
Emilio (1846-1911) a continuare la dinastia, destinata però ad
esaurirsi avendo egli avuto solo figlie femmine. Gli Strazza si stabiliscono a Polengo quali affittuari su alcuni fondi dei Turina. Emilio
Strazza nel 1869 sposerà la diciasettenne Annamaria Luisa Delmati
(1852-1916) di Cumignano sul Naviglio e sarà colui che porterà avanti
le fortune della famiglia. Messi
subito in società con i fratelli Ambrogio e Giovanni Rizzi. Flaminio
Strazza conduce in via Roma al n.10 uno stabilimento di trattura della seta. Negli atti della Camera di Commercio risulta
che già nel 1864 la ditta Strazza - Rizzi (divenuta poi Strazza -
Lavezzari, kg. 1080 annui di bozzoli filati) esercitava in Casalbuttano
la sua attività filandiera. Nel 1875 gli Strazza figurano inoltre nei
registri d’imposte essendo fittabili sulle terre della cascina
Caperdone Turina e fabbricanti di cacio e burro nel caseificio annesso a
quella cascina. Nel 1878 diventano proprietari del Martiraglio (nota 1) e di tanti altri fabbricati in varie parti del paese, acquistati via via dai Turina quando questi incominciano a vendere. Nella
fabbrica tra via Roma e Ripa Fredda, priva della caratteristica
ciminiera e rimasta conosciuta per molto tempo dalla gente come el
Filandòon Strazza, si lavorò essenzialmente seta già trattata e
prodotti di scarto (nel 1880 vengono
censiti dipendenti ). Il
maggiore acquisto dai Turina è costituito dall’ex palazzo
Schinchinelli che andava sotto il nome di el
Filatòi (nota 2), il
sito che diverrà in seguito della
Cavalli & Poli. Gli Strazza cambieranno genere di attività, diventando Emilio trebbiatore di granaglie per conto terzi con macchine a vapore e, abbandonando l’attività di filandieri, incominciano a vendere parte del loro patrimonio immobiliare. Nel
1882 tocca al Filandòon.
L’attività viene rilevata da Ferdinando Podestà al quale andranno
tanti altri immobili (vedi il Mulino Vecchio verso San Vito e il Mulino
Pallavicino sul Naviglio omonimo). Gli
Strazza sono quasi tutti radunati nella loro cappella gentilizia in
fondo al secondo cimitero.
Mancano i nomi dei più anziani, mentre possiamo leggere sulle lapidi i
nomi di Maria Enrichetta in Tagliasacchi (1879-1948), della di lei
sorella Maria sposata Santini (le figlie hanno ereditato la cura di
quella cappella), del marito Paolo Tagliasacchi e del di lui figlio
Flaminio. Poi quelli di Angiolina Marianna Strazza sposata al medico
Carlo Mazzolari di Cignone (1883-1961) (nota
3), di Eugenia
Strazza in Fasani (1874-1947), di altre figlie di Emilio (Rachelina
1873-74; Giuseppina 1876-1878; Carolina 1885-1885; Rachelina 1872-1872).
Mancano i nomi di Carolina Rachele (1870, + a Milano) e di Flaminia
Strazza (morta nel 1936) maritata Bini Angelo, (nota
4) emigrata a
Solarolo Rainerio. In compenso vi sono le lapidi di numerosi parenti
Delmati (Emilio, Teodolinda Delmati Pollonio, Eugenio Delmati. Luigi
Delmati, Angelo Delmati Giuseppina Delmati Riboni. Segno di un particolare riconoscimento è la lapide che ricorda la fedele Giuditta Valsecchi (1883-1959 per cinquant’anni donna di casa al servizio ininterrotto della famiglia. |
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