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Schede Parte III - Dal tronco alla cornice

Parte III

Dal tronco alla cornice: i processi di lavorazione

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Le cornici della Cavalli & Poli

La produzione di cornici ha visto un repertorio vastissimo (si pensi che il catalogo arrivò a un totale di quasi seimila pezzi, di ognuno del quale si diceva che un tecnico della ditta, il comm. Ulderico Zani, conoscesse il codice a memoria).

Si scelse, nel riprodurre il genere, il meglio dell’arte italiana nei vari stili regionali - dalla veneziana alla toscana, dalla centro italiana alla piemontese, la tonda e l’ovale - ma con particolare privilegio per il barocco e il rococò, per i quali il mercato estero aveva dimostrato una netta preferenza.

A Milano, in via Fiori Chiari vi fu una esposizione della vasta gamma di cornici prodotte dalla Cavalli & Poli.

Vi era un esperto artistico col preciso compito di suggerire agli acquirenti la cornice più adatta al dipinto da incorniciare.

Riguardo alla scelta del legno cui si attingeva alla Cavalli & Poli, v’è da precisare che quello più idoneo per la fabbricazione delle aste per cornici doveva essere leggero, di facile lavorabilità, privo di nodi e di fibratura diritta.

In passato si era preferito l’Abete Nettarello, ma a seguito dei disboscamenti delle migliori zone forestali di produzione esso è andato via via scomparendo. La Cavalli & Poli per oltre 12 anni cercò nel mondo legnami sostitutivi eseguendo nel proprio stabilimento le sperimentazioni su circa trenta essenze legnose di provenienza estera, soprattutto essenze tropicali.

Fa queste furono scelte due essenze legnose provenienti dall’estremo oriente che corrispondono ai nomi commerciali di Ramino (Gonystylus) e Jelutong (Dyera costulata). Per la fabbricazione delle cornici ovali si è dimostrato tecnicamente ottimo anche il Pioppo padano (Clone I, 214).

In seguito arriveranno altre nuove essenze dalle regioni amazzoniche.

I legnami importati venivano trattati con antiparassitari e funghicidi direttamente dai paesi di origine. L’essicazione, che è la condizione primaria per la buona riuscita dei manufatti, veniva fatta sul prelavorato nelle celle di essicazione che riducono il cosiddetto tempo di stagionatura da circa due anni a pochi giorni, utilizzando accorgimenti che ripetono per brevi tempi le condizioni climatiche delle otto stagioni necessarie altrimenti col processo naturale.