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L’attività produttiva si alterna alle tensioni sociali e
alle rivendicazioni salariali. Di questo, come di altre significative
iniziative di vario genere si dirà in altra parte del libro. |
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Si arriva alla guerra 1915-1918 nella quale anche la Cavalli
& Poli di Casalbuttano ha avuto i suoi morti
(nota 41). È un periodo in cui si lavora
attivamente poiché, avendo ottenuto d’essere dichiarato
“stabilimento ausiliario nello sforzo bellico” vi si costruiscono -
come in città - componenti per aerei e autocarri. Gli anni del dopoguerra sono quelli del massimo sviluppo
della produzione. Entrati a pieno titolo nel mercato dei paesi a lingua
inglese, dopo che la Germania l’aveva perso insieme alla guerra, lo
stabilimento di Casalbuttano raggiunge una punta di 260 dipendenti, come
verrà dichiarato in un consiglio comunale del 1923. Tutto lascia a presagire un grande futuro - il nuovo regime lo assicura - quando Mussolini decide di rivalutare la lira. È un tiro mancino per l’economia della ditta che vede ridursi sensibilmente le esportazioni ed aumentare i debiti in valuta. Si è costretti a licenziare 110 operai. Niente scioperi, che il regime non consente. Arriva, a ruota, la cosiddetta “Quota 90” ed è un vero disastro. Si lavora per alcuni periodi a
singhiozzo poi, nel 1932, si chiudi e si licenziano 150 persone. Alcuni
verranno assunti alla Cavalli & Poli di Cremona. Altri andranno alla
Latteria di Casalbuttano, della quali Gino Usuelli è ancora presidente.
Le Aste Dorate di Casalbuttano finiscono qui. Rimarrà attivo il magazzino legnami (vedi scheda) sino al 1960, quando verrà venduto alla ditta David di Bolzano. |
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