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I
detentori del maggior pacchetto azionario di quel momento, nello
scegliere i liquidatori legali e tecnici ritennero opportuno affidare al
rag. comm. Umberto Salanti, nativo di Grumello Cremonese, ma che aveva
fatto fortuna nell’ambiente finanziario di Milano (nota
18) l’effettivo
organo di liquidazione della ditta. Il Salanti, forse per ragioni affettive ma anche con l’animo dell’imprenditore nato - era una piccola volpe - prima di procedere all’atto definitivo tentò la strada del salvataggio in extremis. Si rivolse all’ambiente finanziario di Cremona, ma non trovò riscontro. Lo trovò invece tra le conoscenze ch’egli aveva a Milano dove rinvenne nuovi capitali e nuovi azionisti. Il
nuovo gruppo azionario (milanese) di maggioranza acclamò a proprio
consigliere delegato lo stesso Salanti il quale, con una rapidità più
unica che rara, riuscì a eliminare le cause vicine e remote della grave
perdita di esercizio, che aveva messo a repentaglio l’esistenza della
Società. Nuovo capitale dai soci e fidi bancari è quanto occorre per rammodernare gli impianti. Per il rilancio produttivo egli fa affidamento sicuro con un uomo che ha un’esperienza di 50 in ditta e che al momento svolge il ruolo di procuratore, il comm. Ulderico Zani. Trova inoltre valido aiuto in un’altra grande figura del mondo economico cremonese, Giuseppe Maffei, e subito, dal 1949, riesce a riorganizzare in nuovi razionali saloni la produzione delle aste dorate, delle cornici, dei giocattoli in legno (nota 19). |