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Si
è già accennato in altra pagina alla grave crisi provocata in tutto il
mondo dalla famigerata “Quota 90” e che colpì pure la Cavalli & Poli. La
dirigenza, in tale congiuntura, è preoccupata di mantenere in attività
lo stabilimento e di conservare il lavoro ai numerosi dipendenti (molti
dei quali provenienti dal cessato stabilimento di Casalbuttano). Rientrano
pure i venditori all’estero che erano impegnati sui mercati
dell’Impero Britannico. |
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Nell’anno
1936 si sperimenta la produzione di manufatti dei quali solo una
relativa percentuale potrà essere assorbita dal mercato interno. Si
trasformano metodi di lavorazione. Si
costruiscono allora i famosi giocattoli in legno (ossia
i famosi giocattoli della Cavalli & Poli disegnati da Gianni
Visaglio), mobili
per radio e radiogrammofoni, cofani mortuari e casse di vario genere tra
cui casse stampate a fuoco e a colori per vini, birra e liquori, pasta,
profumeria, olii e medicinali, dolciumi e frutta candita, imballaggi per
frutta fresca e verdura, articoli per ceramiche e laterizi, per l’essicazione
dei forati (scalere, telai ecc.). Le difficoltà esterne della ditta sono parzialmente compensate, come si è detto, dalla scomparsa degli scioperi che avevano infiammato l’ambiente operaio sino al consolidamento del fascismo. Su incitamento del governo,si creano molte colonie elioterapiche o montane per i figli dei dipendenti. Anche la Cavalli & Poli ne avrà una. Inoltre si susseguono le manifestazioni del CRAL aziendale (nota 15). Poiché
con le sanzioni sono state bloccate pure le importazioni di legname
d’opera, si manifestano per lo stabilimento grosse difficoltà anche
per il reperimento della materia prima (nota 16). |
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