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Sul
finire degli anni trenta il capitale della società ammonta a lire 8
milioni, ma si sta già imboccando una crisi economica che già investe
il resto del mondo (che porterà alla famigerata Quota 90) viene aggravata in Italia dalla rivalutazione della lira
da parte del governo mussoliniano e ciò creò forti difficoltà nelle
esportazioni. |
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Inizia
un periodo nero per tutti: si chiudono numerose filande e le fabbriche,
Cavalli & Poli compresa, effettuano numerosi licenziamenti. È
un durissimo colpo - la Quota 90 -
in particolare anche per la ditta cremonese che dovette sopportare una
forte perdita per i crediti in valuta inglese e per gli impegni relativi
ai contratti in corso che la Cavalli & Poli volle comunque
rispettare. Si
genera una crisi dovuta specialmente alle difficoltà di vendita sui
mercati esteri, crisi prolungatasi fino al 1931 (nota 14).
Ciò costrinse la società a chiudere lo stabilimento di
Casalbuttano dove già si lavorava a periodi alterni: ciò si verifica
l’anno 1932 con il conseguente licenziamento dei restanti 150
dipendenti, riunendo tutta la produzione a Cremona. Colpi
altrettanto gravi alla solidità della ditta sono la perdita di alcuni
suoi uomini chiave. Nel
gennaio 1931 viene a mancare Aristide Cavalli, mentre nel 1933, quando
lentamente la ditta si stava riprendendo, improvvisamente viene a
mancare Gino Usuelli. Nel
1935 poi, a causa della guerra con l’Etiopia e la conseguente
alienazione dell’amicizia britannica, arrivano le note sanzioni
economiche che praticamente esclusero la Cavalli & Poli da tutti i
mercati esteri. Si è costretti a chiudere la filiale di Londra. Gino Sita venne inserito nei quadri dirigenti di Cremona, dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1945 a seguito di un bombardamento aereo. |
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